Guida

Qual è la migliore AI per uno studio legale?

È quella che risponde sulle leggi e sulle sentenze italiane, tiene gli atti dei clienti al sicuro e vi fa controllare ogni fonte che cita, e quale sia per il vostro studio ve la consiglio io.

Un collega vi ha detto che con l'intelligenza artificiale una ricerca di giurisprudenza gli prende dieci minuti, e cercando quale sia la migliore trovate elenchi di nomi, ognuno diverso dall'altro. Gli elenchi confrontano i nomi, mentre per uno studio la differenza la fanno tre cose, cioè dove finiscono gli atti dei clienti che ci incollate dentro, su quali fonti risponde e cosa dovete scrivere al cliente quando la usate.

Se nello studio qualcuno la usa già, o vi stanno proponendo un abbonamento, scrivetemi su WhatsApp quante persone lavorano nello studio e che pratiche seguite, e vi richiamo io prima che lo firmiate.

Dove finiscono gli atti dei clienti?

Con le versioni gratuite di solito quello che scrivete può servire ad addestrare l'intelligenza artificiale, e i server possono stare fuori dall'Europa, quindi dell'atto che incollate per farvelo riassumere, con i nomi dei clienti dentro, non sapete più dove sta né a cosa serve. Le piattaforme pensate per gli studi, a pagamento, scrivono nel contratto dove stanno i server e che i documenti non servono ad addestrarle, e quel contratto va letto prima di sceglierne una.

Su quali fonti risponde?

Un'intelligenza artificiale generica scrive bene, ma le sentenze le ricostruisce a memoria, e a volte ne cita una che non esiste, con un numero e una data che sembrano veri. Nel marzo 2025 il Tribunale di Firenze ha trovato in una memoria sentenze che non esistevano, cercate con l'intelligenza artificiale da una collaboratrice dell'avvocato, e a febbraio 2026 il Tribunale di Siracusa, per quattro sentenze di Cassazione inventate, ha condannato la parte anche per lite temeraria. Le intelligenze artificiali costruite sulle banche dati giuridiche invece rispondono sulle leggi e sulle sentenze che hanno dentro, e accanto a ogni risposta mettono il riferimento alla fonte, così la sentenza la aprite e la leggete prima di metterla nell'atto.

Cosa dovete scrivere al cliente?

La legge 132 del 2025, all'articolo 13, dice che per un professionista l'intelligenza artificiale può essere solo un supporto, e la parte prevalente del lavoro deve restare vostra, e che i clienti vanno informati con parole chiare dei sistemi che usate. Nell'ottobre 2025 il Consiglio Nazionale Forense ha mandato agli Ordini un modello di informativa da far firmare al cliente, e per compilarla bisogna sapere quale piattaforma usa lo studio e per cosa, quindi bisogna averne scelta una, e saperla spiegare.

Come si sceglie, allora?

Si parte dalle pratiche che seguite, perché la piattaforma che serve a chi fa recupero crediti non è quella che serve a chi scrive pareri, e da quello che nello studio pagate già, cioè la banca dati giuridica e il programma con cui scrivete gli atti, perché alcune piattaforme lavorano proprio lì dentro. Poi le due o tre che passano le tre domande sopra si provano su una pratica vera dello studio, e si sceglie quella che sulla vostra pratica sbaglia meno, impostata in modo che gli atti dei clienti non servano ad addestrarla. È il lavoro che faccio nel primo mese della consulenza AI, insieme all'avvio e alla formazione, e la formazione di chi la usa la chiede anche il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale.

Il servizio di questa guida

  • Consulenza AI

    Vi consiglio io l'intelligenza artificiale per il vostro lavoro, e il primo mese vi seguo io.

    450 €il primo mese, poi 90 € al mese

Il settore di questa guida

Volete sapere quale AI conviene al vostro studio?

Il primo mese della consulenza costa 450 €, fino a cinque persone, e comprende il consiglio sulla piattaforma, l'avvio e quattro ore di formazione, mentre l'abbonamento lo pagate a chi la vende. Scrivetemi quante persone lavorano nello studio e se qualcuno la usa già, e vi richiamo io con una chiamata breve, che è gratuita.

Non serve arrivare con le idee chiare, capita quasi sempre di non averle.